Grammatica dell'azione
La metodologia

Un percorso di formazione centrato sul corpo come luogo di indagine e come strumento di scrittura scenica. La matrice tecnica è la biomeccanica mejerchol'diana; il lavoro dialoga con le esperienze del teatro fisico del secondo Novecento — Grotowski, Barba — e non solo, per sviluppare precisione, disponibilità al cambiamento e capacità di pensare per azioni.
Non si «rappresentano» emozioni: si rende leggibile la logica di ciò che si fa. Oggettivazione e lucidità come punto di partenza e traguardo.
Obiettivi
- Consapevolezza neuromotoria. Riconoscere e organizzare baricentro, appoggi e direzioni; distinguere impulso, azione e reazione.
- Chiarezza dell'azione. Progettare e scandire preparazione, esecuzione, freno e punto, così da rendere l'azione necessaria e comprensibile.
- Presenza e relazione. Mantenere un'attenzione distribuita — sé, l'altro, lo spazio — lasciando all'interlocutore il potere di modificarci.
- Uso del limite. Il superamento del limite come strumento di apprendimento, non come fine.
Pratiche
- Scomposizione dell'azione. Unità minime e loro combinazioni; timing, ampiezza, vettori; ritorno alla quiete.
- Motori del corpo e coerenza. Testa, torace, bacino come centri di impulso; la schiena come snodo reattivo; il lavoro sul baricentro.
- Freno e punto. Tecniche di arresto e trasferimento d'energia per definire l'intenzione e rientrare con precisione nel ritmo.
- Ritmo e variazione. Accelerazioni, rallentamenti, sospensioni controllate, e il rientro pulito dopo uno «scarto».
- L'errore come risorsa. L'errore letto come informazione utile e come materiale di composizione.
È un lavoro sulla qualità dell'investimento personale: sull'attenzione, sull'energia, sulla partecipazione. Chiede un ascolto costante verso se stessi e verso gli altri, e alimenta il desiderio di raccontare attraverso il proprio strumento, senza mai perdere la lucidità della scrittura scenica.