Un'interprete bendata in kimono, a braccia alzate

Nijinsky versus Amleto

di Massimiliano Cividati

«Parole antiche come strumenti di dissezione.»

Teatro fisico e nuova drammaturgiaRepertorio

«A me non piace l'Amleto di Shakespeare perché ragiona. Io sono un filosofo che non ragiona, sente.»
Dal diario di Vaslav Nijinsky

Un medico, un anatomista per la precisione, organizza un grande esperimento al quale il pubblico è invitato a partecipare in qualità di testimone. Vuole dimostrare come attraverso il corpo, grazie alla propria prodigiosa intelligenza, sia riuscito a dominare l'emozione.

Le cavie per il suo esperimento sono scelte tra i propri pazienti, tra cui anche Nijinsky e le persone a lui vicine. «Parole antiche come strumenti di dissezione»: invece dei consolidati bisturi e divaricatori, utilizzerà l'Amleto di Shakespeare.

Ma ciò che da programma doveva essere addomesticato, l'emozione, nel corso dell'esperimento manifesterà lentamente la propria incontrollabile potenza, facendo naufragare la nave e il suo ambizioso equipaggio. Solo Nijinsky, un catatonico Amleto che mai, nel corso dello spettacolo, ha agito o parlato, sopravvive e lancia al pubblico un ultimo disperato appello.

Attraverso una strana equazione i cui termini si riassumono in intelligenza razionale, corpo strumento, emozione, lo spettacolo è il tentativo di svolgere questo sistema.

In definitiva, una giostra di esilaranti trovate che in un progressivo disequilibrio addomesticano il cuore al pianto.

Nijinsky versus Amleto
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