
Quattro tiri di corda
di Massimiliano Cividati
In alpinismo «quattro tiri di corda» sono una parete di circa 150 metri.
Le grandi storie, teatro di narrazioneDisponibile
Distribuito da Aia Taumastica
«Ora ce ne andiamo verso la vetta. Molte piccole voci silenziose dicono “Salite più su”.»
In alpinismo «quattro tiri di corda» sono una parete di circa 150 metri, un ostacolo accessibile ma sufficiente per saggiare la verticale, la vertigine, quella sensazione di repulsione e irresistibile attrazione che le montagne hanno sempre esercitato.
Primo tiro: Col di Lana. La celebre conquista italiana durante la Prima guerra mondiale, facendo esplodere la cima del monte con 5024 kg di dinamite. Un giovane figlio di quei monti è seduto sull'esplosivo e racconta…
Secondo tiro: la parete nord-est del Badile. Un uomo qualunque si regala, il giorno del suo cinquantesimo compleanno, la possibilità di ripercorrere l'impresa di Hermann Buhl, che in solitaria, partendo in bicicletta da Innsbruck, salì per primo in sole sei ore la parete maledetta.
Terzo tiro: Ettore Castiglioni. Uno dei massimi alpinisti italiani, uomo colto, avvocato, musicista, che cercò di far convivere l'amore per le montagne con un'aspirazione universale al giusto: aiutò numerosi profughi a fuggire dalle milizie fasciste. Un vecchio accordatore di pianoforte ne rammenta le gesta a un musicista ormai malato.
Quarto tiro: l'Eiger. «L'orco», una delle montagne più temute e seducenti dell'arco alpino. Uno dei numerosi alpinisti morti sulla sua parete nord dichiara il suo amore per la montagna nei momenti che lo separano dalla morte: «anche se non trovo quell'equilibrio tra la montagna e le cose concrete del mondo, della montagna non posso fare a meno».










